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a.Artisti Associati

direzione artistica Walter Mramor
Via Carducci 71, Gorizia
tel e fax 0481.532317

info@artistiassociatigorizia.it


Organizzazione Fulvia Omero
e-mail: organizzazione


distribuzione Laura Rioda
tel. 041/5441784
e-mail: distribuzione 

promozione Valentino Gallai
e-mail: promozione

amministrazione Tatiana Castellan
e-mail: amministrazione

segreteria Graziella Visintin
e-mail: segreteria

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LE PRODUZIONI 2004 - 2005


A.Artisti Associati diretti da Walter Mramor
Compagnia di Prosa Gianrico Tedeschi

presentano

LE ULTIME LUNE



testo e regia di Furio Bordon

con
Gianrico Tedeschi Marianella Laszlo
Walter Mramor

scene di Milli
costumi di Stefano Nicolao
luci di Iuray Saleri

Un uomo molto vecchio aspetta nella stanza che il figlio torni dall'ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo per anziani. Ascolta Bach e parla con la moglie anzi, con il suo ricordo, dal momento che lei è morta molti anni prima.

Parlano della vecchiaia, della morte, dell'amore che li ha uniti. All'arrivo del figlio comincia tra i due uomini una schermaglia verbale intessuta di rancori e di piccole crudeltà, ma che a tratti si allenta di irresistibili tregue di dolcezza. Il primo tempo si conclude con il vecchio che lascia per sempre la sua stanza e il ricordo della moglie.

Nel secondo tempo il vecchio è nella casa di riposo: sono passati alcuni anni, lui è solo in scena, con una sedia, un album di vecchie fotografie e una piantina di basilico in un vaso di latta. Il racconto della vita quotidiana all'Istituto si mescola con i ricordi del suo passato e con una serena dichiarazione di resa alla morte.

Furio Bordon


Organizzazione: Laura Rioda tel. 041/5441784

Ufficio stampa: Cristina Rastelli, assistente Annalisa Cicorella

tel. e fax 02/6598022

Per informazioni: A. Artisti Associati Via Carducci, 71 - 34170 Gorizia

Tel e fax: 0481/532317 e-mail: info@artistiassociatigorizia.it

ripresa stagione 2004/2005

disponibilità: 2005


"Le ultime lune", scritto da Furio Bordon nel 1992, ha ricevuto il Premio IDI nel 1993, ed è stato portato al successo nella Stagione 1995/96 da Marcello Mastroianni. E' stata la sua ultima interpretazione da molti definita leggendaria e grazie alla quale il testo è stato conosciuto ed apprezzato dal pubblico e dalla critica in tutto il mondo: nei quattro anni successivi dodici traduzioni e altrettanti allestimenti hanno replicato all'estero il successo dell'edizione italiana. A Bruxelles "Le ultime lune" ha vinto il Prix de Theatre come miglior spettacolo dell'anno, a Santiago del Cile ha ottenuto la nomination come migliore testo, a Madrid la critica lo ha accolto unanimamente come una delle più belle commedie scritte negli ultimi anni e giudizi analoghi si sono ripetuti in molte altre città europee e americane. Oggi "Le ultime lune" torna in Italia per una precisa scelta del suo autore il quale, assumendosi anche la responsabilità della regia e presentando per la prima volta il testo nella sua versione integrale, lo affida alla genialità di un altro grande interprete: Gianrico Tedeschi. Dall'incontro con questo straordinario uomo di teatro è maturata nell'autore la decisione di riprendere una commedia che sembrava non più proponibile in Italia dopo la memorabile edizione con Marcello Mastroianni. Non è stata una decisione facile, ma è nata nel modo giusto, nel segno di una grande stima per l'interprete di oggi e di un grande affetto, da noi tutti condiviso, per l'interprete di ieri.

Walter Mramor - A.Artisti Associati


"Con Gianrico Tedeschi a lezione di teatro e di vita. Se amate il teatro, non trascurate questo "Le ultime lune" di Furio Bordon perché ve l'assicuro, la lezione d'arte e di vita di cui è capace Gianrico Tedeschi è di quelle che pochi, anzi oggi ormai pochissimi attori, riescono a regalarci. Davvero non ricordavo più che l'attore milanese fosse così bravo"

Domenico Rigotti, "Avvenire"

"...Tedeschi supera se stesso nel tentativo riuscito di coniugare la calviniana leggerezza della sua recitazione con la rabbia dignitosa e lacerante di chi è tagliato fuori dal mondo...uno spettacolo da non perdere per la sua magica sobrietà nell'affrontare un grave problema umano e sociale attraverso l'arte sublime di un teatro concepito in tutta la sua potenzialità espressiva."

Tiberia de Matteis, "Il Tempo"

"...Commosso e commovente, scaltro ed impaurito, Gianrico Tedeschi, nel ruolo del protagonista, è perfetto. I sogni, come la musica, volano nell'aria, e con essi i ricordi. Non rimpianti e bugie, ma paura e pazienza, desiderio di urlare la sacralità di ogni età, di ogni gesto, di ogni parola..."

Paola Polidoro, "Il Messaggero"

"...l'interpretazione a un tempo più grintosa e vitalisticamente giocata di Gianrico Tedeschi, che ha gli ottant'anni del personaggio, cambia volto allo spettacolo, dilatando il rilievo della prima parte e la durezza rabbiosa con cui il protagonista denuncia con acuti dettagli la condizione della vecchiaia...Questa sua agitazione anche motoria si placa solo alla fine, quando il bravissimo, inesauribile Tedeschi si lancia nell'inno alla sacralità della morte, ma senza angoscia né commozione..."

Franco Quadri, "la Repubblica"

"Gianrico Tedeschi costruisce i suoi personaggi con profonda intelligenza, con forza che parte dalla mente per spandersi nel cuore. E anche in questa bella edizione de "Le ultime lune" di Furio Bordon, Tedeschi riesce a spiazzare col suo gioco di spostamenti impercettibili e di impercettibili dislocazioni del sentire del personaggio. Gianrico Tedeschi penetra nel testo di Bordon, che firma anche la regia, dopo la toccante interpretazione di Marcello Mastroianni, disvelandone lati non esplorati, ben evidenziandone la lucida scrittura e il giusto dosaggio tra commozione e sorriso."

Magda Poli, "Corriere della sera"

"...Bordon si è ben guardato dal realizzare una riedizione fotocopia; ha rielaborato il testo approfondendo, oltre la dimensione del privato, il tema antropologico e sociale della solitudine della vecchiaia e, nella seconda parte, raggiungendo momenti di espressiva intensità che fanno pensare a Bernhard e a Beckett."

Ugo Ronfani, "Il Giorno"

"Invero Tedeschi riesce a comunicare, con quella capacità che gli è propria, con quell'estro morbido, ma disincantato, una verità più intensa, fatta di quotidianità universale, nella necessità inevitabile di un'ultima illusione. E conclude - Ovazioni continue e battimani per dieci minuti. Appuntamento da non perdere."

Mary Barbara Tolusso "Il Gazzettino"

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A.Artisti Associati diretti da Walter Mramor
Compagnia di Prosa Gianrico Tedeschi

Presentano

GIANRICO TEDESCHI MARIANELLA LASZLO
in

TUTTO PER BENE



di LUIGI PIRANDELLO

con PIETRO BIONDI
e Gianfranco Candia, Matteo Micheli,
Camilla Ribechi, Sveva Tedeschi, Angelo Zampieri

scene e regia di JURIJ FERRINI

costumi di Stefano Nicolao



Organizzazione tournée: Laura Rioda tel. 041/5441784

Ufficio stampa: Cristina Rastelli, assistente Annalisa Cicorella tel/fax 02/6598022

Per informazioni: A. Artisti Associati Via Carducci, 71 – 34170 Gorizia
Tel e fax: 0481/532317 e-mail: info@artistiassociatigorizia.it

ripresa - Disponibilità: da ottobre 2004 a febbraio 2005


La commedia si impernia su una rivelazione: la scoperta tardiva e post mortem da parte del protagonista del tradimento della moglie. Ma è ancora una volta, come spesso in Pirandello, un pretesto per parlare d'altro, per esplorare l'animo umano, le sue contraddizioni e le sue molte maschere.

Tratto dall'omonima novella del 1906, il testo fu destinato ad un grande attore, Ruggero Ruggeri, che ne dette corpo quale primo interprete il 2 marzo del 1920 a Milano. Protagonista oggi è Gianrico Tedeschi diretto da Jurij Ferrini, regista tra i più rappresentativi della nuova generazione.



Quando mi recai la prima volta a casa di Gianrico per parlare della messinscena del TUTTO PER BENE, egli mi mostrò con orgoglio una vecchia locandina appesa al muro, nella sua bella casa vicino al lago d'Orta. Si trattava di una locandina del 1948 che annunciava la rappresentazione dell' "Edipo Re" di Sofocle e in cui fra gli interpreti principali figurava il suo nome. Non fu questo a sorprendermi: sapevo bene che egli aveva iniziato la sua lunga carriera tanto tempo fa; ma qualche riga più sotto, scritti in piccolo, alcuni nomi attirarono la mia attenzione; interpretavano il coro della tragedia alcuni giovani attori che debuttavano: fra questi Giorgio Strehler, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi. Quella riga segnava la concreta distanza fra il passato e il presente, fra le nostre generazioni.

Eppure Gianrico è un attore di "oggi", è stato un attore di "oggi" per 55 anni. Cerca come i teatranti della mia generazione uno spazio vuoto, sopporta poco le scenografie che tolgono potere evocativo alle parole, stilizzazione al gesto e fantasia allo spettatore. Odia la disinvoltura e ama la verità.

Io gli ho proposto di mettere in scena quest'opera di Pirandello senza assecondarne il gusto naturale del linguaggio e delle indicazioni scenografiche. Gli ho espresso il timore di proporre oggi un dramma borghese nella sua spontanea dimensione quotidiana. Gli ho proposto di cercare insieme una strada diversa, di stilizzare, di mettere in scena un palcoscenico sul quale "provare" il dramma di Martino Lori, prigioniero di un copione scelto da un passato immutabile, i cui diritti in esclusiva sono stati acquistati dalla morte, presenza evanescente contro cui nulla è possibile.

In fondo il lutto mai elaborato, il dolore per la scomparsa della moglie lo ha spinto ad essere eroe e vittima di una triste commedia. Martino Lori è protagonista del suo circo personale, con la faccia tinta di candida vergogna e livido furore, come un clown che combatte per avere una vita normale, una famiglia normale, una figlia normale. Un clown in lotta per mantenere con orgoglio una sua dimensione borghese e rispettabile, prima di tutto nei confronti di se stesso. Questo è ciò che lega idissolubilmente dramma e commedia in questo testo

Gianrico mi ha ascoltato, mi ha guardato con i suoi occhi curiosi, in silenzio. Poi con un sorriso un po' sornione mi ha detto qualcosa a mezza voce, come uno che la sa lunga ha sussurrato:

"basta che il pubblico si emozioni".

Jurij Ferrini


" Il merito di Jurij Ferrini è stato quello di produrre uno spettacolo che mettesse a contatto anzi a confronto, se non in opposizione la maestria di Gianrico Tedeschi, che di Pirandello è stato insuperato interprete, con un tipo di allestimento che non assecondasse le inclinazioni del linguaggio e le indicazioni sceniche al teatro di convenzione"
" c'è nello spettacolo qualcosa di "grottesco all'italiana" come nel nostro teatro del Novecento: c'è una discorsività narrativa come nel teatro di Rosso di San Secondo; c'è il tragicomico che, oggi più di ieri, colora i nostri giorni.
A Tedeschi il compito di "salvare" l'umanità del suo personaggio dall'incombenza delle convenzioni teatrali; al regista la scommessa riuscita di traghettare Pirandello verso il contemporaneo"

Ugo Ronfani, Hystrio

 


PASSIONI

uno spettacolo di GIANCARLO SEPE



con Caterina Carpio, Simone Ciampi, Gianluca Enria, Barbara Manzato, Alessia Patregnani, Daniele Pillirone, Francesca Pirami, Daniele Tammurello, Antonella Voce

scene Almodovar | costumi Sabrina Chiocchio | musiche Harmonia Team
assistente alla regia Giuseppe Convertini | collaborazione alle musiche Davide Mastrogiovanni | scenografa assistente Cristina Gaetano | macchinista Guido Pizzuti

produzione A.Artisti Associati


"È il titolo della produzione che Giancarlo Sepe ha realizzato nel 2005 con la a.ArtistiAssociati di Gorizia, il primo segmento di un progetto “La Musica in Movimento”. L’attore, interprete della musica, restituisce attraverso il gesto ciò che la musica gli muove dentro e gli comunica. Dopo l’ascolto della musica –le grandi opere del ‘900 da Debussy a Puccini, da Webern a Britten, fino a Gershwin e alla canzone napoletana- ogni attore avrà da raccontare sul palcoscenico un qualcosa che appartiene intimamente a sé stesso, qualcosa di originale e di unico. È un tipo di espressività che da anni influenza il lavoro di Giancarlo Sepe, frutto di un’insaziabile ricerca sull’interazione tra attore e musica, che permette la diretta fruizione del racconto scenico senza la mediazione della lingua. L’attore per la prima volta espone col proprio corpo e la propria sensibilità i sentimenti dettati dall’ascolto della musica, senza parole. Il pubblico, a sua volta, grazie all’attore muoverà verso la musica più colta. La musica, con l’aiuto dell’attore, arriva ad un'altra esperienza scenica, diretta al cuore di chiunque voglia soffermarsi a misurare la propria emotività più riposta.

Lo spettacolo ha debuttato al Teatro Comunale di Cormòns l’8 e il 9 marzo 2005 e ha replicato al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Gorizia il 18 e 19 marzo 2005

 


Una produzione internazionale

a.ArtistiAssociati di Gorizia
Atlantide Teatro di Verona - Teatri S.p. A di Treviso
Hrvatsko Narodno Kazaliste I. Zajka di Rijeka-Compagnia del Dramma Italiano (Croazia)

LE BARUFFE CHIOZZOTTE



di
CARLO GOLDONI

regia di
PIERLUCA DONIN

con Luca Altavilla, Rosanna Bubola, Enrico Cavallero, Serena Finatti, Aristide Genovese, Bruno Nacinovich, Elvia Nacinovich, Piergiorgio Piccoli, Toni Plesic, Viola Pornaro, Maria Laura Rioda, Raffaele Spina, Angelo Zampieri.

scene di Milli

costumi di Toni Plesic

musiche di Massimiliano Pace

coreografie Ester Mennato

luci di Enrico Berardi

Organizzazione tournée: Laura Rioda tel. 041/5441784

Per informazioni: a.ArtistiAssociati Via Carducci, 71 - 34170 Gorizia
tel e fax: 0481/532317 e-mail: info@artistiassociatigorizia.it

ripresa da gennaio ad aprile 2005


Il recupero delle radici
di Pierluca Donin

Il progetto di allestimento della Baruffe è nella mia testa da tempo immemorabile. Sarà perché sono nato a Chioggia e ne vivo le dinamiche, le contraddizioni, il folclore. Sarà perché sento la necessità di un recupero delle tradizioni, sta di fatto che ho accettato la «sfida» di restituire, insieme agli attori veneti e giuliani è il momento di festa alla fine della commedia, il ballo della furlana, a sancire la condivisione-, fiumani e istriani -che nel legame linguistico con le nostre terre rievocano la memoria di un territorio e che nell'identità veneta ritrovano legami antichi e di scambio culturale- la freschezza e il ritmo di un testo che è una vera macchina comica perfetta che, tra l'altro, quando venne scritta, i chiozzotti non la presero per niente bene, seccati di vedere portati in scena i propri difetti. Sono dovuti passare oltre cento anni prima che si mettessero l'animo in pace...

Un accenno ai «detti». Ancor oggi difficilmente riuscirete ad individuare un chiozzotto in città con il suo nome e cognome di battesimo. Persino il Fisco ha avuto problemi, perché il gioco del soprannome racchiude le caratteristiche somatiche del soggetto e le trasforma nel nome di un animale o di un oggetto o di qualsiasi cosa rendendo divertenti tutti i passaggi. Il problema è che a nessun chiozzotto piace il soprannome che gli è stato affibbiato, per cui grande offesa da un lato e grande divertimento dall'altro.

Poche parole, infine, rispetto alla lingua. Una lingua isolata da tutto e da tutti non poteva che avere caratteristiche originali tali da rendere difficilissimo farla comprendere a tutti. Ho scelto di rispettare le cantilene e i «modi di dire» nel giusto «modo di dire», in ciò aiutato da un cast di attori degni di questo nome, i quali si sono messi totalmente a disposizione spogliandosi di tutto per affrontare questa avventura e per il divertimento del pubblico che ha scelto di passare un paio di ore in compagnia di uno dei più grandi capolavori goldoniani.



L'Autore a chi legge

di Carlo Goldoni


Il termine Baruffa è lo stesso in linguaggio Chiozzotto, Veneziano e Toscano. Significa confusione, una mischia, azzuffamento di uomini o di donne, che gridano, si battono insieme. Queste baruffe sono comuni fra il popolo minuto, e abbondano a Chiozza più che altrove poiché di sessantamila abitanti di quel Paese ve ne sono almeno cinquantamila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più pescatori o gente di marina.

Chiozza è una bella e ricca città venticinque miglia distante da Venezia, piantata anch'essa nelle Lagune, isolata ma resa Penisola per via di un lunghissimo ponte di legno, che comunica colla Terraferma. Ha un Governatore con il titolo di Podestà, ch'é sempre di una delle prime Case Patrizie della Repubblica di Venezia, a cui appartiene. Ha un Vescovo colà trasportato dall'antica sede di Malamocco. Ha un porto vivissimo e comodo e ben fortificato. Evvi il ceto nobile, il civile ed il mercantile. Vi sono delle persone di merito e di distinzione. Il Cavaliere della città ha il titolo di Cancellier Grande, ed ha il privilegio di portare la veste colle maniche lunghe e larghe, come i Procuratori di San Marco. Ella in somma è una città rispettabile; e non intendo parlare in questa Commedia che della gente volgare, che forma, come diceva, i cinque sesti della popolazione.

Il fondo del linguaggio di quella Città è il Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de' termini particolari, ed una maniera di pronunziare assai differente.

Ma io non intendo qui voler dare, grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa tra questa pronunzia e la Veneziana, perché ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia. Il personaggio di Padron Fortunato è stato de' più gustati. E' un uomo grossolano, parla presto, e non dice la metà delle parole, di maniera che gli stessi suoi compatrioti lo capiscono con difficoltà. Come mai sarà egli compreso dai Leggitori? E come potrà mettersi in chiaro colle note in piè di pagina quel che dice di quel che intende dire? La cosa è un poco difficile. I Veneziani capiranno un poco più; gli esteri, o indovineranno, o avranno pazienza. Io non ho voluto cambiar niente né in questo, né in altri Personaggi; poiché credo e sostengo, che sia un merito della Commedia l'esatta imitazione della natura.


"Eccellentemente funzionali le scene firmate da Milli per "Le baruffe chiozzotte ascoltate al Valle. Il lavoro, diretto da Pierluca Donin, che è nato a Chioggia, è interpretato da giovani attori che anch'essi di quelle parti ossia veneti, friulani, istriani e pertanto in grado di porgere il particolare dialetto con una vivacità tale da mietere effetti e risate anche davanti ad un pubblico come quello capitolino, al quale sembrava un idioma pressoché sconosciuto. E' uno spettacolo corale, recitato con ammirevole velocità e qualche trovata"

Masolino D'Amico, La Stampa

"E' stata offerta un'occasione di gustare la freschezza ed il ritmo di un testo che è una vera macchina comica perfetta.
Pierluca Donin ha vinto in bellezza la non facile impresa di far recitare insieme fiumana e veneti, istriani e giuliani sul filo di un ritmo indiavolato, rispettoso addirittura delle cantilene e dei modi di dire locali. Insomma, una prova ardua, superata in virtù di una fusione sul piano dell'interpretazione"

G.A. Cibotto, Il Gazzettino Veneto

"E' stata un'esplosione di "bravissimi" da parte del pubblico rovignese, nei confronti degli interpreti del gioiello goldoniano "Le Baruffe chiozzotte".
Oltre al valore della rappresentazione nel suo insieme, il cast si è dimostrato omogeneo ed ha saputo mantenere un ritmo costante, un'armonia non facile vista la dinamica e la vivacità delle scene.
Oltre che agli attori, il merito della riuscita dello spettacolo va certamente pure al regista Pierluca Donin, che ha saputo mettere assieme tanti protagonisti di provenienza diversa, che hanno in comune, pur con qualche differenza nelle cantilene e nei modi di dire, la parlata di matrice veneta."

Eleonora Brezovecki, La Voce del Popolo

"Il trionfo del dialetto: "Le baruffe chiozzotte" di Carlo Goldoni all'Astra, un capolavoro di virtuosismo linguistico. Pregevoli i costumi, efficaci le scene di uno spettacolo ben improntato alla coralità.."

Federico Ballardin, Il Giornale di Vicenza

"L'atteso debutto de Le baruffe chiozzotte in edizione istro-veneta firmate dalla regia di Pierluca Donin, sono state una sorpresa celebrata in finale con 10 minuti di applausi mentre la tensione degli attori si scioglieva sotto una pioggia di coriandoli. Bravissimi i 14 attori che per 40 giorni hanno studiato le caratteristiche del chiozzotto ottenendo come risultato una lingua mista dal sapore originale, comprensibile a tutti e piena di colore. Del resto Donin non è nuovo a studi filologici coerenti e raffinati.
Fresco l'impianto dello spettacolo con una scenografia composta di pezzi di tartana, reti, vele e casse da trasporto che, ruotando, creano gli spazi interni e la cancelleria. Da segnalare i costumi di Toni Plesic, arrivato a Fiume da Parigi."

A. Li, La nuova Venezia

"Si tratta di artisti provenienti da tradizioni diverse, uniti dal desiderio di riscoprire quelle origini linguistiche e culturali comuni alle loro genti. E la formula ha riscosso il grande consenso del pubblico. "La bellezza del testo delle "Baruffe chiozzotte", condito da quell'ironia bonaria tipicamente goldoniana, ancora una volta, si è dimostrata una perfetta macchina comica dove a predominare è la coralità del popolo".
Il realismo delle scene, la cura della scenografia e la fedeltà del testo goldoniano, conditi dalla sapienza tecnica registica di Donin, hanno fatto rivivere sul palco quell'indole allegra, spensierata e, perché no, un po' baruffante dei chioggiotti"

Paola Dall'Anese, Il Mattino/ La Nuova / La tribuna

"Un evento teatrale è il grande successo delle "Baruffe chiozzotte" di Carlo Goldoni, messo in scena al Teatro Nazionale Ivan Zajc di Fiume, esaurito fino all'ultimo ordine di palchi. Regista dello spettacolo, che senza alcun dubbio rappresenta una svolta del teatro veneto, è stato Pierluca Donin"

G. A. Cibotto, Il Gazzettino on line

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