CI VUOLE ORECCHIO
ELIO CANTA JANNACCI

sabato 05 novembre 2022, ore 21
Abbonamento Prosa

Il cantautore più eccentrico della storia della canzone italiana rivisitato, reinterpretato e “ricantato” da Elio… chi se non lui! Uno spettacolo giocoso e profondo perché “chi non ride non è una persona seria”.

Enzo Jannacci, il poetastro come amava definirsi, è stato il cantautore più eccentrico e personale della storia della canzone italiana, in grado di intrecciare temi e stili apparentemente inconciliabili: allegria e tristezza, tragedia e farsa, gioia e malinconia. E ogni volta il suo sguardo, poetico e bizzarro, è riuscito a spiazzare, a stupire: popolare e anticonformista contemporaneamente.

Jannacci è anche l’artista che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare la Milano delle periferie degli anni ‘60 e ‘70, trasfigurandola in una sorta di teatro dell’assurdo realissimo e toccante, dove agiscono miriadi di personaggi picareschi e borderline, ai confini del surreale.

“Roba minima”, diceva Jannacci: barboni, tossici, prostitute coi calzett de seda, ma anche cani coi capelli o telegrafisti dal cuore urgente.

Un Buster Keaton della canzone, nato dalle parti di Lambrate, che verrà rivisitato, reinterpretato e “ricantato” da Elio.

Sul palco, nella coloratissima scenografia disegnata da Giorgio Gallione, troveremo assieme a Elio cinque musicisti, i suoi stravaganti compagni di viaggio, che formeranno un’insolita e bizzarra carovana sonora: Alberto Tafuri al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri al sassofono, Giulio Tullio al trombone. A loro toccherà il compito di accompagnare lo scoppiettante confronto tra due saltimbanchi della musica alle prese con un repertorio umano e musicale sconfinato e irripetibile, arricchito da scritti e pensieri di compagni di strada, reali o ideali, di “schizzo” Jannacci. Da Umberto Eco a Dario Fo, da Francesco Piccolo a Marco Presta, a Michele Serra.

Uno spettacolo giocoso e profondo perché “chi non ride non è una persona seria”.

CI VUOLE ORECCHIO
ELIO CANTA JANNACC

drammaturgia e regia Giorgio Gallione
arrangiamenti musicali
M° Paolo Silvestri

con
Alberto Tafuri – pianoforte
Martino Malacrida – batteria
Pietro Martinelli – basso e contrabbasso
Sophia Tomelleri – sassofono
Giulio Tullio – trombone

light designer Aldo Mantovani
scenografie Lorenza Gioberti
costumi Elisabetta Menziani

co-produzione AGIDI – International Music and Arts

durata: 80 minuti circa, atto unico

NOTE DI REGIA
di Giorgio Gallione

Saltimbanco non guardare, saltimbanco non toccare, non cercare di capire, che un sorriso dalla terza fila non arriva mai. E il teatro non si tenta, e la vita non si inventa, saltimbanchi si diventa si… ma poi… saltimbanchi si muore. Opla!
Enzo Jannacci

Uno spettacolo un po’ circo un po’ teatro canzone, dove una band di cinque musicisti, grazie agli arrangiamenti di Paolo Silvestri, permetterà ad Elio, filosofo assurdista e performer eccentrico, di surfare sul repertorio dell’amato Jannacci, nume tutelare e padre putativo di quella parte della storica canzone d’autore che mai si è vergognata delle gioie della lingua e del pensiero o dello sberleffo libertario, e che considera il Comico, anche in musica, non come un ingrediente ciecamente spensierato ma piuttosto un potente strumento dello spirito di negazione, del pensiero divergente che distrugge il vecchio e prepara al nuovo. Sovversione del senso comune, mondo alla rovescia, ludica aggressione alla noia e ai linguaggi standardizzati e che, contemporaneamente, non teme di creare disagio o generare dubbi.

Così, nel panorama infinito delle figure che abitano l’universo Jannacci trovano posto anche personaggi dolenti, clown tristi e inadeguati che spesso inciampano nella vita. Il nostro spettacolo sarà perciò un viaggio in questo pantheon teatralissimo, dove per vivere “ci vuole orecchio” e dove, da saltimbanchi si vive e si muore… Opla!


NOTE
di Elio

“Ci vuole orecchio” non è un omaggio, ma una ricostruzione di quel suo mondo di nonsense, comico e struggente (…)
È un viaggio dentro le epoche di Jannacci, perché non è stato sempre uguale: tra i brani c’è La luna è una lampadinaL’ArmandoEl purtava i scarp del tennis, canzoni che rido mentre le canto. Ne farò alcune snobbate, Parlare con i limoniQuando il sipario calerà. Perché c’è Jannacci comico e quello che ti spezza il cuore di Vincenzina Giovanni telegrafista, risate e drammi. Come è la vita: imperfetta. E nessuno meglio di chi abita nel nostro paese lo sa.
(…)
Una volta ci siamo incrociati negli studi Rai. Lui ha bofonchiato qualcosa, io pure, lui non ha capito, io nemmeno. Sono un timido. Mai avrei avuto il coraggio di dirgli “sono un tuo fan”. Questo è il solo contatto che ho avuto con Enzo Jannacci. (…) Ma una curiosità c’è: mio papà era stato suo compagno di classe, me ne parlava, me lo faceva ascoltare e mi faceva già ridere. Da adulto mi ha affascinato la dignità del comico che ha portato nella canzone d’autore e lo stile surreale della sua risata, che poi era il clima del Derby, il cabaret di Milano, che per ragioni anagrafiche ho mancato. Col senno di poi rimpiango di non avere avuto dieci anni di più: gli anni 70, dilaniati dal terrorismo, sul piano artistico sono stati tra i più liberi e rivoluzionari. In quegli anni ci sono tutti i miei dèi, uno di questi è proprio Enzo Jannacci.

(dall’intervista ad Anna Bandettini, su Repubblica)

I BRANI DELLO SPETTACOLO
di ENZO JANNACCI

Saltimbanchi
Ci vuole orecchio
Silvano
Sopra i vetri
Taxi nero
La luna è una lampadina
T’ho compraa i calsett de seda
L’Armando
El purtava i scarp del tennis
(estratto)
Faceva il palo
Son s’ciopaa
Parlare con i limoni
Vivere
Quando il sipario calerà


HANNO SCRITTO

_Elio piace, forse perché è uno che – come Jannacci – adora rompere le righe, e in un’epoca di conformismo è aria fina. (…)
Ha l’intelligenza, Elio, di non tentare di rifare Jannacci, o di imitare Jannacci, o di scimmiottare Jannacci: si mette in scia e va via liberamente, come gli viene fa, tra “Taxi nero” e “La luna l’è una lampadina”, fino a “L’armando” (capolavoro). (…)
Sì, si può fare Jannacci anche senza Jannacci. Meno male c’è qualcuno che lo fa
Carlo Dignola, L’Eco di Bergamo

_Obiettivo: ritrovare lo spirito, il senso, la lezione di Jannacci, con un tuffo all’indietro nel mare di un repertorio oggi in grado di regalare brividi di gratificazione e appagamento, ma anche di sorpresa per la scoperta di tante gemme rimaste nascoste all’ombra dei classici più amati. Alla fine missione compiuta: attingendo a tutta la versatilità e la completezza di cui ha dato dimostrazione in questi anni, Elio ha celebrato un mito nel miglior modo possibile.
Claudio Andrizzi, Brescia Oggi

_Elio ha la statura di un artista che non rinuncia alla sua identità. Sa impreziosirne la materia con la sua ironia e il suo spirito sagace. Ad oggi forse è l’unico artista in Italia capace di cantare in dialetto milanese come lo stesso Jannacci, di riprodurre gli umori di quel mondo perduto nella Milano delle periferie.
Beppe Ardioi, Thesoundcheck.it

Durante lo show quindi i due artisti milanesi, legati da un sottile fil rouge, si fondono in un unico essere facendo letteralmente perdere i confini tra ciò che è opera del cantautore milanese e ciò che invece è stato inserito da Elio per questo specifico spettacolo. Il risultato è letteralmente esplosivo con i brani di repertorio intervallati da divertentissimi monologhi capaci anche di riattualizzare il messaggio delle canzoni nella nostra epoca. (…)Ne risulta uno spettacolo davvero esilarante, con un Elio esuberante e vulcanico ma che, allo stesso tempo, è in grado di far riflettere con il sorriso sulle labbra, come dovrebbe essere il cabaret ben differente dalla comicità vuota e fatta di schemi ripetuti con cui spesso la televisione addomestica i suoi spettatori.
Mario Ribecchi, Croncachemaceratesi.it

_“Ci vuole Orecchio” è un caleidoscopio di emozioni, a volte discordanti, che non risparmia note amare, effetti speciali e accettazione delle fatalità. Proprio come la vita.
Chiara Reale, Napoliclick.it

_Elio riesce a rendere omaggio a Jannacci e al suo mondo perfettamente, dimostrando ancora una volta di esserne degno erede.
Andrea Giovannetti, Spettakolo.it

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