TARTUFO

venerdì 29 gennaio 2027 21:00

NELLA SUA CELEBRE SATIRA MOLIÈRE RACCONTA CON IRONIA IL POTERE DELLA MANIPOLAZIONE E L’IPOCRISIA DELLA SOCIETÀ.

Chi è Tartufo? Un truffatore o un eroe? Un attore o un politico? Un prete o un guaritore? Un sant’uomo, come vuole il padrone di casa, o un impostore, come vuole il resto della famiglia che lo ospita? Un mistificatore o un uomo consapevole delle mistificazioni altrui? Il suo ingresso, all’inizio del terzo atto, fa l’effetto di un’apparizione insolita capace di zittire l’intera casa, arrestare il ritmo della commedia. Lo spazio del palcoscenico sembra ingrandirsi per contenere, insieme alla nostra curiosità, le poche, lente, sillabe dell’ospite che non abbiamo mai visto ma che è stato preceduto dalle tante parole dette su di lui. Chi è Tartufo?  Forse l’essenza stessa, ultima e malata, del male. Personaggio nato come satira della borghesia secentesca francese, Tartufo è diventato un simbolo, il truffatore per antonomasia capace di attraversare ogni epoca, rimanendo sempre incredibilmente attuale.
Michele Sinisi si confronta ancora una volta con un classico, muovendosi all’interno di una commedia che, dietro le sfumature farsesche, cela sotto pelle un lato oscuro, dato dall’ambiguità di un protagonista sinistro, misterioso. La parola di Molière viene qui rimasticata, attualizzata e contaminata acquisendo così una freschezza dal sapore contemporaneo, un ritmo serrato che conduce lo spettatore dritto verso un finale dove il rex ex maquina toglierà dagli impicci l’intera famiglia garantendo un, seppur amaro, lieto fine.


note di regia
Tartufo potrebbe essere chiunque. Anche io, anche noi teatranti quando parliamo al di fuori del nostro lavoro, quel che c’è deve stare solo in scena. Quando perdiamo di vista la complessità della vita e ci rifugiamo nella menzogna e nelle illusioni. Tartufo rappresenta tutti coloro che affascinano con la dialettica chi non ha gli strumenti per capire che cosa si nasconde dietro l’ambiguità delle parole.

Il testo, vivisezionato e rimontato, è rispettato fino allo smascheramento del protagonista alla fine del quarto atto, ma nel quinto atto, scritto da Molière per rendere omaggio alla magnificenza reale che tutto risolve arrestando l’impostore, c’è una sorta di esplosione della grandezza del potere, verso cui sospendo il giudizio. Quello che ho cercato di fare è trovare un baricentro tra le istanze di Orgone, padrone di casa totalmente abbagliato dalla finta rettitudine morale di Tartufo, e il desiderio di cambiamento degli altri personaggi, ben consapevoli di trovarsi davanti un approfittatore: l’alternanza di vecchio e nuovo c’è sempre stata e ci sarà sempre, con tutti i fantasmi e le paure che si porta dietro.

Cerco di restituire questa ambivalenza e l’impossibilità di risolverla. La scena di Federico Biancalani è costruita come un ring a luce fissa perché il pubblico guardi questa famiglia in cui il bubbone della frustrazione è arrivato a livelli insostenibili. Un muro fisso sul fondo, con davanti un tappeto che ne riflette la matericità, si muove fino al proscenio per schiacciare davanti agli occhi degli spettatori quella situazione pruriginosa che sancirà la fine di Tartufo, per poi aprirsi alle spalle di Orgone con la luminosità dorata della reggia di Versailles e del re che risolverà la questione.


Musiche da Monteverdi al Latin trap di Karol G. e costumi contemporanei, giocati sui toni girgio-azzurri del muro con qualche punto di colore per arrivare al trionfo aureo finale, completano l’irriverente lettura pop del Tartufo secondo Sinisi.
C. Cannella, Corriere della Sera

Un classico. Dal titolo un po’ bizzarro. Nel repertorio molieriano rimane fra le commedie più amate. Anche perché spesso se ne prediligono le sfumature farsesche. Tuttavia “Il Tartufo” possiede un potenziale buio sotto-pelle. Ambiguo. Fosse solo per l’oggettivo fastidio che provoca il protagonista, un manipolatore facile al ricatto, che si finge pio e devoto per approfittarsi della benevolenza di Orgone, suo generoso ospite. Ed è dalle parti di quel lato oscuro che si muove Michele Sinisi. Il cui stretto (strettissimo)dialogo con la tradizione lavora su una stratificazione di senso, dalla natura post-moderna. Dove l’impeto poetico s’intreccia al dettaglio greve; la visionarie-tà alla parola inquinata, ibrida, non solo dal punto di vista dialettale.
D. Vincenti, Il Giorno

TARTUFO

dall’omonima commedia di Molière
rielaborazione drammaturgica Michele Sinisi
regia Michele Sinisi

con Stefano Braschi, Michele De Paola, Sara Drago, Marisa Grimaldo, Donato Paternoster, Bianca Ponzio, Michele Sinisi, Lorenzo Terenzi, Adele Tirante

scenografia Federico Biancalani
disegno luci Michele Sinisi, Federico Biancalani
costumi Cloe Tommasin
costume del Re Sole Daniela De Blasio

produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Solares Fondazione delle Arti, Teatri di Bari, Tradizione e Turismo – centro di produzione teatrale, Viola produzioni

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