GIACOMO (MATTEOTTI) 22/23

Project Description

ELENA COTUGNO
GIACOMO
(MATTEOTTI)

regia Gianpiero Borgia
costumi Giuseppe Avallone

produzione a.ArtistiAssociati, Teatro Dei Borgia

durata: 90 min. circa

Si può fare teatro
raccontando il giorno in cui apparve il fantasma,
facendo finta che ci sia il fantasma
o cercando di far apparire il fantasma.
Quest’ultimo è un po’ da matti,
ma è l’unico cimento che ci interessa.
TB

A cent’anni dalla marcia su Roma, Teatro dei Borgia e ArtistiAssociati portano in teatro il discorso politico di Giacomo Matteotti, dando corpo alle parole che sono fondamenta della nostra Repubblica. Giacomo è una liturgia scenica sul conflitto tra violenza e libertà, un lavoro incentrato sui verbali delle sedute dell’Assemblea parlamentare che definiscono il rapporto di Giacomo Matteotti con il fascismo.

È Elena Cotugno, due nomination agli UBU e premio Maschere del Teatro, a dare il suo corpo di donna ai due discorsi, l’ultimo dei quali segna la vittoria del fascismo e lo stupro della prima acerba democrazia italiana. “Giacomo” è una liturgia scenica sul conflitto tra violenza e libertà. Elena Cotugno rende vivi i discorsi che definiscono il rapporto di Giacomo Matteotti con il fascismo.

Un intervento d’arte drammatica in ambito politico

Nel caso di “Giacomo” il fantasma che vogliamo far apparire non è Matteotti ma il discorso politico, quello vero, incisivo, che si fa destino nella vita degli uomini e storia in quella dei popoli.

Il lavoro è incentrato sui verbali integrali di due sedute dell’Assemblea parlamentare che definiscono il rapporto di Giacomo Matteotti con il fascismo:

quella del 31 gennaio 1921 in cui il parlamentare socialista denuncia le connivenze tra la forze politiche borghesi guidate da Giolitti e le squadracce fasciste; quella del 30 maggio 1924, l’ultima seduta a cui Matteotti partecipò prima del suo rapimento e del suo brutale assassinio.

Con “Giacomo” cerchiamo di portare il nostro teatro, che intendiamo come intervento d’arte drammatica in ambito politico, in un territorio di commistione col reale, come già avevamo fatto con Medea per strada e La Città dei Miti, ma nella direzione inversa: portando cioè il documento storico e il discorso politico nei teatri, perché crediamo che, se il teatro vuole riprendersi il suo posto nella polis, sui palcoscenici debbano prendere corpo le parole attorno a cui si costruisce la comunità politica, le parole che sono fondamenta della Repubblica.

Attraverso una liturgia scenica sul conflitto tra violenza e libertà, che è a un tempo un parossistico training d’attrice, Elena Cotugno, due nomination agli UBU e premio Maschere del Teatro, sviluppa un lavoro sul personaggio lontano dalla tradizione italiana della “maschera”, sia parodistica sia documentaristica, e dà il suo corpo di donna ai due discorsi di Matteotti, l’ultimo dei quali segna la vittoria del fascismo e lo stupro della prima acerba democrazia italiana.

Un ritratto storico

– il 31 gennaio 1921 – Giacomo Matteotti denuncia le violenze fasciste; ammette che anche dalla sua parte ci sono stati episodi violenti: «può essere avvenuto che la teorizzazione della violenza rivoluzionaria, che mira a sopprimere lo Stato borghese, e a sostituire lo Stato socialista, possa avere indotto taluni nell’errore di azioni episodiche di violenza»; e conclude con l’attacco al Partito fascista: «Oggi in Italia esiste un’organizzazione pubblicamente riconosciuta e nota nei suoi aderenti, nei suoi capi, nella sua composizione e nelle sue sedi, di bande armate, le quali dichiarano apertamente che si prefiggono atti di violenza, atti di rappresaglia, minacce, violenze, incendi. È una perfetta organizzazione della giustizia privata; ciò è incontrovertibile». Accusa di complicità «di tutti questi fatti di violenza» anche l’allora Presidente del consiglio Giovanni Giolitti, che lo interrompe seccamente.

– il 30 maggio 1924 – È la prima riunione della nuova Camera, chiamata ad approvare il risultato delle elezioni dell’aprile precedente (le ultime multi-partitiche, svolte con la legge Acerbo, proporzionale con premio di maggioranza). Il neo presidente dell’assemblea, Alfredo Rocco, propone a sorpresa la convalida in blocco dei deputati eletti per la maggioranza. Le opposizioni sono spiazzate. Matteotti interviene a braccio, raccoglie le sue poche carte e chiede di parlare. Contesta la validità delle elezioni, dice che si sono svolte sotto la minaccia «di una milizia armata» al servizio del capo del governo. «Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto» intima Roberto Farinacci a Matteotti. «Fareste il vostro mestiere», risponde lui. Conclude dopo un’ora, chiedendo di rinunciare alla violenza. A un collega che si congratula per l’efficacia del discorso replica amaro: «Però adesso preparatevi a fare la mia commemorazione funebre». E qualcuno ha sentito Mussolini dire: «Quando sarò liberato da questo rompic… di Matteotti?».

Un gesto

Il 1922 è l’anno della marcia su Roma e per ricordare questo episodio, un atto che ha brutalizzato la democrazia e la Polis, abbiamo pensato di impegnarci a “mettere il fuoco” sulla M giusta, quella di Matteotti.

Un ritratto drammatico

Con il lavoro sulla trilogia (nb La città dei miti) abbiamo voluto portare il teatro nella realtà. Con la serie dei ritratti vogliamo portare la realtà nel teatro.
Giacomo è il primo di questi Ritratti, un ciclo di produzioni che segnerà il campo di ricerca artistica del prossimo triennio di TB, la riflessione della compagnia sarà sintetizzata e raccolta sotto il titolo Il Lavoro sul Lavoro, che rimarca la radice del percorso di ricerca d’attore nella tradizione stanislavskijana, ma lo applica e sviluppa raccontando le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro contemporaneo.

In questo campo di ricerca nascono i Ritratti drammatici, creazioni dedicate a chi ha sentito il bisogno di “Dare corpo laico alle proprie idee”, come diceva Pannella, figure della storia e della cronaca che hanno collocato la propria esistenza dove le parole lavoro e politica si sovrappongono. Nei ritratti drammatici la parola detta, la drammaturgia orale è il documento storico, oggettivo. La vita scenica, il tratto umano sono invece la prospettiva d’artista, la parte soggettiva del racconto.

DISPONIBILITÀ: STAGIONE TEATRALE 2022/2023
DISTRIBUZIONE: teatrodeiborgia@gmail.com

AnteprimaEstate2022>

mercoledì 06 luglio > h 20.30
Pergine Valsugana (TN) > Ex rimessa carrozze > perginefestival.it

giovedì 07 luglio > h 21.15
Urbino, Cortile di Santa Chiara > urbinoteatrourbano.it

giovedì 14 luglio > h 21.30
San Miniato (PI) Giardino della Cisterna > LXXVI Festa Del Teatro

giovedì 21 luglio > h 18
Cortona (AR) Palestra di San Sebastiano > kilowattfestival.it

venerdì 05 agosto > h 20.15
Albenga (SV) > Terreni Creativi Festival > terrenicreativi.it


inTour > 22/23

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